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Liturgie - Gianluigi Colin

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Liturgie - Gianluigi Colin

Colin presenta un nuovo linguaggio figurativo scardinando in modo provocatorio le “liturgie” dei sistemi della comunicazione elettorale: un’azione dal sapore dadaista che aiuta a riflettere e rivela in modo stupefacente i limiti e le ambiguità delle parole e della rappresentazione affidata alle promesse rassicuranti di un volto o di un sorriso.

“Se riflettiamo sulla storia di Colin, quella delle sue importanti precedenti ricerche, comprendiamo con quali strumenti, e con quale esperienza egli si sia posto il problema della immagine della politica, anzi, come la ha chiamata lui,  l’immagine delle Liturgie della politica.

Una bella vittoria di tutti, si legge in un manifesto. Qui, appare annullata la contrapposizione dei politici dei partiti e delle loro immagini; in fondo ha vinto non una parte precisa di loro, ma ha vinto il rituale, ha vinto l’immagine, e, per Colin, ha vinto la ripetizione, l’orrore, la dissacrazione che permette di scorgere la realtà. Colin vuole dirci dunque, alla fine di un suo lungo percorso di ricerca, che l’arte, la sua arte, serve a mostrare quello che non sappiamo vedere, l’abiezione, la banalità della comunicazione politica, la sua artificiosità, la sua mostruosità. Quindi sono volti, tutti, che hanno vinto, o che avrebbero voluto vincere e che si presentano nel medesimo modo, o meglio che Colin ha trascritto, se preferite stravolto, nel medesimo modo. Appunto: Una bella vittoria di tutti.” (Arturo Carlo Quintavalle)

Gianluigi Colin è nato a Pordenone nel 1956, conduce da molti anni una ricerca artistica dal forte impegno etico servendosi di materiali esistenti tra il presente e la memoria. Ha esposto in numerose città italiane e straniere e sue opere sono state acquisite da musei e istituzioni sia in Italia che all’estero. Tra i suoi lavori principali i progetti “Presente storico” (ricerca sulle immagini di cronaca in relazione alle figure della storia dell’arte), “Vie di memoria”, (opere realizzate con la partecipazione del pubblico sul tema dell’identità e della memoria) e “Assenze”, un’ indagine sul consumo dello sguardo dentro la grande storia dell’arte. Personalità eclettica, Gianluigi Colin è art director del “Corriere della Sera” su cui scrive anche di fotografia e comunicazione visiva.

 

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