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FOTONOTE: Peter Beard

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Andò controcorrente pubblicando lavori talvolta scioccanti sull’argomento, con cadaveri che giacevano a terra, fatti descritti accuratamente a macchina o a mano, talvolta con il sangue. Impossibile restare indifferenti di fronte all’opera di Beard che ammonisce: “Non si può giocare con madre natura, noi siamo artificiali, lontani da essa. Saremo il suo disastro”.

 

FOTONOTE: Peter Beard

Nasce a New York nel 1938. Già da piccolo teneva diari degli spostamenti con la famiglia che corredava con le proprie foto. Studia storia dell'arte a Yale.

Si reca in Africa per la prima volta nel 1955. All'inizio degli anni '60 lavora presso il Tsavo National Park in Kenya, dove testimonia l'eccidio di elefanti e rinoceronti. Pubblica numerosi libri sull'esperienza africana.

Espone in diverse parti del mondo tra cui l'ICP di New York. Ha collaborato con tantissimi artisti del calibro di Andy Warhol, Francis Bacon, Truman Capote.
Vive e lavora tra New York e il Kenya con la moglie e la figlia.

Fotografo, collezionista, scrittore di diari, autore di libri, Peter Beard ha fatto della sua vita un'opera d'arte. È stato ritratto da Francis Bacon e Dalì. Ha scritto diari con Andy Warhol.

Ha collaborato con Truman Capote e i Rolling Stones, creato libri con Jacqueline Onassis e Mick Jagger. Il suo amore per la natura selvaggia, che caratterizza gran parte del suo lavoro, inizia da adolescente. Dopo aver letto i libri di Karen Blixen acquistò un pezzo di terra vicino alla residenza della scrittrice.

Erano i primi anni `60 e i grandi cacciatori guidavano i safari come aveva letto in La mia Africa.

Ma i tempi stavano cambiando. L'esplosione demografica sfidava le scarse risorse del paese e creava fortissime pressioni sugli animali. Beard documentò ciò che vedeva con diari, foto, collage.

Andò controcorrente pubblicando lavori talvolta scioccanti sull'argomento, con cadaveri che giacevano a terra, fatti descritti accuratamente a macchina o a mano, talvolta con il sangue.

Impossibile restare indifferenti di fronte all'opera di Beard che ammonisce: "Non si può giocare con madre natura, noi siamo artificiali, lontani da essa. Saremo il suo disastro".

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